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Il giusto equilibrio

Molte persone che sentono vivi in loro valori di civiltà ed umanità spesso non sanno come trattare la propria inquietudine, agitazione, ostilità che si presenta quando vivono situazioni di conflitto, soprattutto nei gruppi di cui fanno parte. Molti non si permettono di vivere nemmeno il nervosismo rendendosi apparentemente calmi, pur essendo profondamente aggressivi. Che relazione c’è tra l’ attivazione per un cambiamento personale e/o sociale, e la di mancanza di forze, la rassegnazione e l’ impotenza? Inoltre, che relazione c’è fra la dimensione etica, quella istintuale e la gestione della realtà?

Il principio o la paura di agire la nostra distruttività ci spinge a trattenerci, ma spesso ne conseguono anche un blocco della nostra vitalità ed una riduzione dell’ energia.

In tal modo, può presentarsi, o via via acutizzarsi, una sintomatologia che interessa problematiche psicologiche quali, disturbi dell’umore, dell’ansia, sindromi non confortate da valori diagnostici clinici fuori dallo standard, disturbi del comportamento alimentare…e spesso la persona che ne soffre, e con lei la famiglia, si trova in forte difficoltà a capire cosa è meglio fare. E’ bene precisare che può essere utile un massaggio rilassante o qualche altra tecnica (solitamente svolta nei centri di benessere o presso centri estetici) ma solo se non vi sono sofferenze psicologiche.

La psicologia insegna che “cogliere il senso” sta ad un livello più elevato del “dare senso”. Spetta agli psicoterapeuti, dunque, portare il paziente a cogliere la propria esistenza nella sua peculiarità e nella sua unicità, attivando la personali capacità di trovare un senso autonomamente.

Quando iniziai il lavoro di psicologo, il mio intento era quello di potermi rendere utile agli altri anche con le sole armi dello studio, della filosofia della vita, dell’approfondimento del destino di ogni singolo individuo alle prese con situazioni eternamente mutevoli ma immodificabili.

“Chi vuole conoscere il futuro, studi il passato”, in altre parole tutto quello che è stato, nella storia delle generazioni come in quella quotidiana delle persone, si ripeterà per cui è utile studiarne le profonde connessioni e i rispettivi meccanismi, per prevederli, per evitarli, o più intelligentemente per servirsene. E proprio a tale scopo è raccomandabile raccogliere tutte le energie per far funzionare al meglio quello che siamo ( il nostro presente ), quello che siamo stati ( il nostro vissuto ) e quello che saremo ( aspirazioni, progetti, sogni ).

In base a quanto detto, ognuno di noi dovrebbe auspicare alla felicità, all’amore, al piacere, ad una vita agiata e serena in armonia con se stessi e con gli altri; insomma, ciò cui ognuno di noi aspira è uno standard di vita soddisfacente che permetta di essere appagati nei bisogni e desideri più intimi. Proprio in quanto non c’è niente di più giusto dell’avere queste aspirazioni, e del tendere allo “star bene” è mia opinione che la Psicologia del Benessere rappresenti quella branca della psicologia pienamente consonante alla realizzazione di tali desideri.

Essa, seppur possa apparire come una ricerca utopica, si contraddistingue per il suo scopo fiducioso nel potenziale umano: propone, infatti, un percorso all’apparenza complesso, ma in realtà alla portata di tutti che comporta, ovviamente, in primo luogo una spinta motivazionale unita ad una certa disponibilità a disciplinarsi.

In linea con quanto detto, partendo dal presupposto che l’uomo capace di imparare non solo in base a prove ed errori, ma in grado di arricchirsi anche delle esperienze e conoscenze sviluppate da altri, basta acquistare la giusta saggezza per poter sviluppare proficuamente le nostre capacità, in modo da creare una realtà collettiva ed una pratica personale sintonica allo star bene. La psicologia del benessere si configura, quindi, come un’innovazione nel campo della scienza della psiche; fa riferimento alle scoperte più profonde e confermate della psicologia e si avvale dei contributi di altri campi di studio quali quelli medici, filosofici e spirituali. Supera, infatti, gran parte della rigidità concettuale e metodologica delle discipline scientifiche giacchè adotta una visione olistica dell’uomo e del mondo.

Si rivolge, quindi, ad un uomo che capisca i cambiamenti naturali, rispettandone ed ammirandone la ciclicità; un uomo che riesca, nonostante tutto ad affascinarsi semplicemente con un tramonto e sappia cogliere e gustare l’essenza delle cose.

La mia fiducia mi permette, inoltre, di proporre un aiuto psichico a quelli che provano, loro malgrado, una “certa difficoltà” o che non riescano a vedere il futuro con occhi più speranzosi, offrendo un contributo all’acquisizione di una maggiore leggerezza interiore, affinchè sia possibile vivere al meglio la propria vita.

Concludendo, la Psicologia del Benessere propone che, così come la natura e la vita stessa ad ogni istante si trasformino senza perdere la loro essenza, anche l’uomo possa rinnovarsi; perciò, insisto, essa tende alla realizzazione di un uomo libero, sia dagli stereotipi che dalle predeterminazioni, stimolando le persone alla ricerca del significato personale da attribuire al proprio miglioramento.

 

Il benessere nella sessualità della coppia

Il sesso tra noi Occidentali assomiglia spesso ad una prova, ad una prestazione che, in quanto tale, richiede competitività con se stessi e con il partner. Sembra quasi che si verifichi un trasferimento della competitività dalla vita e dal lavoro alla sfera sessuale. Non a caso si parla di ”prestazioni” sessuali. L’obiettivo, che diventa però allo stesso tempo anche la nostra difficoltà, è quello di raggiungere un risultato: l’erezione, l’eiaculazione, l’orgasmo proprio e del partner…

Ma un’altra caratteristica che contraddistingue la nostra cultura è il diffondersi di un malsano Narcisismo, che va a scapito del rapporto di coppia. Non ci si riesce a imporre più un limite ed ecco allora che fitness, dieta e massaggi “corrompono” le nostre menti con il solo scopo di piacere agli altri….e a noi. Ecco allora il diffondersi di un “effetto Narciso”, come lo definisce la Dott.ssa G.Schelotto, psicoterapeuta della coppia, “da cui sono pervasi sia uomini che donne: entrambi i sessi, per motivi diversi, entrano in contemplazione del proprio corpo dedicando al fisico un’attenzione spasmodica, fine a se stessa e che li condanna a negarsi all’altro”. Aggiunge inoltre che “le donne sembrano aver modificato le proprie aspettative affermando di cercare nel fitness o nei viaggi gratificazioni che un tempo trovavano altrove”.

Certo questo fa pensare tanto! “Se questa tendenza si dovesse affermare – avverte la studiosa – il sesso potrebbe smettere di essere il più potente mezzo di comunicazione fra uomini e donne.”

Nelle coppie il sesso assume diverse valenze e, spesso, di carattere non sessuale, ma di sonnifero, di antidepressivo, di risoluzione di litigi, di prova d’amore, di momento di rassicurazione e di possesso…

Esistono, quindi, molte coppie che non sanno esprimere una sessualità piacevole. Il sesso per loro diventa un problema! E difficilmente porterà i due partners al piacere e…al raggiungimento del loro benessere psicofisico.

Ma il sesso, invece, deve dare piacere, deve essere funzionale alla felicità della coppia! E ciò avverrà solo se si rispetteranno le sue caratteristiche di gioco, di comunicazione, di intimità.

Di fatto la sessualità si prepara fuori dal letto, negli atteggiamenti della vita quotidiana.

Ecco così che nascono e crescono siti interamente dedicati alle tematiche della sessualità e ai problemi della coppia, che trattano la questione in maniera seria e approfondita, dando consigli e sostegno.

La Psicologia e la Sessuologia, scienze relativamente giovani, hanno avuto notevoli sviluppi negli ultimi anni. Molti disturbi o patologie possono essere curate con successo attraverso tecniche psicoterapiche convalidate da anni di studi e ricerche.

Con la Psicologia del Benessere, in particolare, ci si prefigge come scopo quello di sostenere l’individuo nel suo percorso di vita, agevolandolo nelle scelte a lui più congeniali; si promuove lo sviluppo delle condizioni interiori ed ambientali, favorevoli alla conquista di uno stato di serenità globale e duratura.

Ovviamente non si può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato a priori, emettendo così un giudizio, o meglio, un pregiudizio. Il fattore più importante che deve essere presente è la consapevolezza. Bisogna scegliere consapevolmente assecondando le proprie motivazioni personali, senza implicazioni sociali o religiose. Bisogna sapere ciò si vuole e conoscere le loro conseguenze su diversi piani: emozionale, psicologico, sociale.

La consapevolezza si impara con l’esperienza, anche se la conoscenza di certe dinamiche può essere di aiuto nella crescita personale.

Quanti desideri che spesso abbiamo non li mettiamo in pratica per paura o “perché non si devono fare”.

Stando fermi sulle proprie paure e sui propri pregiudizi non si potra’ mai conoscere il mondo che ci circonda e quella realtà ancora più ampia che è la nostra dimensione interiore.

Come si sa, si teme meno ciò di cui si conosce la natura: ed allora, Ascoltare, Comprendere, Interpretare le proprie emozioni, assume un significato fondamentale nel nostro cammino verso il benessere.

D’altra parte, anche nel rapporto sessuale c’è un interscambio di emozioni, energie che influiscono profondamente sul nostro inconscio, sul nostro comportamento, a seconda del tipo di energia che mettiamo in esso.

Lo stimolo per il benessere sessuale della coppia può venire dalla nostra fantasia. Le fantasie sono spesso parte dell’universo più intimo di una persona e il pudore ci spinge a nasconderle. Non bisogna porre dei limiti alla vita a due, ma accettare le fantasie nostre e quelle del partner, per migliorare l’intesa sessuale della coppia. Non bisogna tenere nascosto completamente al partner i nostri desideri più segreti, ciò può generare senso di colpa o imbarazzo; nè considerare la fantasia un tradimento della persona amata. La repressione dei nostri giochi preferiti implica un peggioramento dell’intesa, quasi un blocco del piacere. Questo atteggiamento è da evitare.

Il rapporto migliore con le proprie fantasie è accettarle e condividerle con il partner, quando questo sia possibile. Un buon equilibrio tra il nostro cervello e la vita sessuale porta ad un rapporto più bello e completo.

Purtroppo in quest’era dei fast food stanno cambiando anche le modalità di amare: è l’epoca del “fast love”. Si consumano performance rapidissime, dai 3 ai 7 minuti, contro i 10-15 minuti della media, e nei posti più impensati, magari anche con il rischio di essere visti (camerini di prova dei negozi,  nelle toilettes di bar e ristoranti, nei  bagni turchi, nelle palestre, negli uffici…).

A livello prettamente fisiologico, le ultime ricerche hanno scoperto che sarebbero gli ormoni contenuti nel seme maschile a migliorare l’umore, riducendo il rischio di depressione. Lo sostiene uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di New York. L’équipe, coordinata da Gallup, psicologo della State University di N.Y., ha misurato la ”soddisfazione femminile”, utilizzando una scala di valutazione della depressione su circa 300 newyorkesi. Le donne che avevano rapporti senza preservativo sono risultate le più felici, seguite da quelle con partner che usavano il profilattico saltuariamente e infine da quelle per il cui il condom era una regola. Le donne costrette a periodi di astinenza sono risultate maggiormente soggette a rischio depressione. Un risultato che i ricercatori spiegano così: ”lo sperma contiene diversi ormoni in grado di influire sull’umore, come testosterone, estrogeni e prolattina. Alcuni di questi rimangono nel sangue della donna per ore dopo il rapporto, aiutandola a vedere tutto rosa’.Attenzione però, avverte Gordon Gallup, questo non è un invito a fare sesso senza profilattico”.

Ma dopo tutto questo parlare, perché non ci domandiamo se siamo davvero felici?

Perché non ci fermiamo ed ascoltiamo il nostro corpo…la nostra mente….

Riscopriamo l’importanza ed il valore dell’intimità, dell’ascolto dell’altro, della sessualità vera e propria! Spogliamoci dei pregiudizi sociali e morali e proviamo a distinguere tra sesso e sessualità: riscopriamo i sentimenti di amore, riscopriamo il desiderio!

 Soprattutto, ridiamo armonia alla relazione di coppia!

Ridiamo vita ad una situazione  intima in cui non ci sia l’ansia di ottenere un risultato, ma che sia rilassante. Partiamo quindi dal cambiare il nostro agire mentale, riscoprendo la nostra interiorità!

E perché no, proviamo a prendere spunto dall’oriente dove calma e meditazione rappresentano i punti cardini del loro pensiero!

 Concentriamoci  su un approccio corporeo caldo e sensuale che porta allo stabilirsi dell’unità della coppia, così come avviene in quella che possiamo definire una filosofia: il “sesso tantrico”.

Avvicinandosi ad esso emergono tutti gli errori commessi in un rapporto sessuale, insieme alle motivazioni psicologiche e culturali che ne sono alla base.

Ma cosa si intende esattamente per Tantra e per sesso tantrico? Il Tantra è una corrente religiosa nata in India intorno al 400 a.C. Il tantrismo vede l’estasi sessuale come metafora per la trascendenza religiosa, in quanto l’unione con un’altra persona è un modo di accendere la scintilla della natura-Buddha di un individuo. Quando si parla di sesso tantrico si fa riferimento all’orgasmo cosiddetto ”di valle”, caratterizzato paradossalmente dal fatto che capita di non arrivare all’orgasmo perché non se ne sente il bisogno anche se si può  avere una normale eiaculazione.

Bisogna lasciare andare le proprie sensazioni.

Il meccanismo che si innesca è essenzialmente fisiologico e si collega ad una situazione psicologica preesistente di relax. Quando, infatti, si è tenuta la posizione per un periodo di almeno trentacinque minuti avviene una reazione fisica che fa sì che le onde cerebrali dei due amanti si sintonizzino su un livello comune e molto calmo. In altre parole una reazione fisiologica, un cambiamento fisico che avviene dentro il nostro corpo.

Non bisogna considerare l’esperienza tantrica come un qualcosa di mistico, ideale, mentale. Di che si tratta allora? Ebbene, quando una persona è attivamente impegnata a fare qualcosa ed è tesa, il cervello lavora su un ritmo di onde corte e veloci. In questo stato la capacità di percepire sensazioni piacevoli da parte del corpo è bassa perché la mente ha bisogno di molta energia, tolta al corpo e agli organi vitali. Se ci si rilassa il ritmo del lavoro cerebrale diventa più lento e le onde che lo contraddistinguono si allungano. In questo stato le energie consumate dalla mente sono pochissime e l’organismo può utilizzare tutte le forze disponibili per ottimizzarsi e curare eventuali disfunzioni. Nel caso di una coppia che prova l’esperienza del sesso tantrico le onde cerebrali non solo rallentano ma si sintonizzano sulla stessa ”lunghezza d’onda”. Insomma bisogna dare a sè stessi e al proprio corpo il tempo di sintonizzarsi con il partner.

Un’altra disciplina orientale che insegna a  vivere meglio la nostra sessualità è lo Yoga dell’Estasi”.  Esso  insegna a rafforzare i muscoli pelvici, garantendo prestazioni senz’altro migliori, con una migliore irrorazione di sangue delle zone genitali rendendole più sensibili e rendendo molto più elastica la regione lombare.

L’effetto rilassante, che in generale dà questa disciplina, è necessario per calmare i ritmi sempre più convulsi e stressanti della nostra vita quotidiana.

Lo Yoga dona pace e tranquillità rieducandoci con dolcezza a ritrovare dei ritmi più a misura d’uomo.

Questa disciplina, proprio per queste sue caratteristiche, ci consente di riappropriarci del corpo e dell’anima.

Ma se da un lato la filosofia orientale ci porta a vivere pienamente le sensazioni e le emozioni, dall’altro non si può sottovalutare il valore  e l’impatto  sessuale che il cibo ha su mente e corpo. Il cibo è un tranquillante naturale, produce endorfine, ci calma e ci distende. Non mangiando diventiamo suscettibili, nervosi e  meno disposti ad abbandonarci al piacere. Cala il desiderio e le energie si riducono. Agli italiani bisogna riconoscere, infatti, il merito di assegnare al cibo un importante valore tanto da diventare una potente arma di seduzione!

 

Perchè farsi l’amante

A volte si vive un rapporto sentimentale chiuso ed opprimente. La ripetitività e la noia impediscono qualunque slancio creativo. Lentamente subentra una pericolosa mancanza di comunicazione, che spegne entusiasmi e fantasie. E questo quando non vi è anche violenza fisica e psicologica. Il parere dello psicologo naturalmente è quello di meditare bene ed a lungo sull’opportunità di continuare la relazione, e nel caso non sia possibile, per i motivi più disparati, giungere ad una decisione risolutiva. Ecco che allora può farsi strada e trovare legittimità, l’ipotesi di un rapporto parallelo ed alternativo.

Questa soluzione rimane pur  sempre una situazione sulfurea e corrosiva, ma apre le porte alla fantasia, alle emozioni lancinanti, ad un rivivere  “a palla” vecchi sentimenti e nuovi desideri, a sentirsi ringiovanire, a lanciarsi  fuori dai legacci di un rapporto asfissiante  e degenerativo.

Si è visto infatti che chi si trova a vivere questa nuova dimensione, tende a ripotenziare il suo sistema immunitario e di conseguenza a sconfiggere oltrechè ansie, apatie e depressioni, anche una pericolosa tendenza verso il malessere e la malattia.

Io personalmente da circa 30 anni mi occupo di psicoterapia (dinamica breve) applicata anche a malattie gravi, ed ho notato che a volte, individuata bene la causa psicosomatica dell’ affezione – sono un ostinato ed irriducibile assertore della genesi psicologica dello star male – se casualmente  o volutamente il corso dell’analisi si incrocia con l’esplosione di un nuovo amore, e quindi con la riscoperta di tutto il corredo emozionale esposto prima, ecco che tutto ciò tende a giocare a favore del successo della psicoterapia (e quindi anche delle altre terapie in atto).

Rimane pur tuttavia materia incandescente, che dovrebbe essere trattata con enorme cautela ed attenzione, e considerata al pari di un rimedio farmacologico con le sue controindicazioni, effetti collaterali e reazioni avverse.

Ma  “farmacon” non vuol dire veleno in greco antico? E qualunque medicina, come detto, non fa anche un po’ male piuttosto che solo bene? E allora?

Allora tiriamo le somme:

– L’adulterio può essere utile perché scatena un uragano di emozioni che fanno terremotare una stanca o disperata situazione di coppia.

– Queste emozioni possono essere incanalate verso una maggiore e migliore comprensione del proprio  status

– Possono portare uno scossone  “creativo” che  può rivelarsi produttivo anche nella vita lavorativa

– Possono potenziare il proprio sistema immunitario e quindi costituire una nuova risorsa per la propria salute

– Possono risvegliare una sessualità sopita, con tutte le piacevoli  ed interessanti conseguenze del caso.

Di contro osserviamo che potrebbero:

– Scatenare sensi di colpa verso l’abituale partner

– Generare altra ansia ed inquietudine

– Portare,in caso di scoperta, ad un feroce inasprimento dei rapporti con il vecchio partner

– Ingarbugliare maggiormente la propria situazione di coppia.

Pertanto, sulla base di quanto detto,consideriamo che chi si accosta a questo tipo di avventura (è il caso di dirlo), deve conoscere nei minimi particolari ogni possibile pericolo; ed il segreto consiste proprio nel rimanere sempre possibilmente lucidi e padroni del contesto.

In caso contrario, quando non ricorrano questi presupposti e delimitazioni, si consiglia vivamente di astenersi e di risolvere in altra maniera, più meditata e tranquilla ma parimenti determinata, i propri problemi.

Di seguito a rafforzare questa tesi, allego un articolo di Enrico Franceschini, apparso su La Repubblica di giovedì 12/06/08, dal titolo Le ragioni del tradimento:

“Non desiderare la donna d’altri”, ammonisce la Bibbia. Ma desiderarla, a volte,fa bene a chi desidera, a chi è desiderato, e in certi casi perfino ai  rispettivi coniugi d’appartenenza. E’ la tesi di un libro appena uscito in Inghilterra,”When good people have affairs” (Quando le brave persone hanno un’avventura), in cui la psicoterapeuta Mira Kirshenbaum afferma che non bisogna sempre e per forza colpevolizzare l’adulterio, facendo una lista di 17 “buone ragioni” per tradire il marito o la moglie. Si va dalla crisi del settimo anno al tentativo di riaccendere il proprio matrimonio, dal bisogno di ritrovare se stessi a quello di provare ciò che ci si era sempre negati, dalla coincidenza di trovarsi al posto giusto nel momento giusto alla necessità di una gratificazione, dalla decisione di capire se una relazione coniugale è davvero finita all’esigenza di una distrazione per ricominciare da capo.”L’adulterio”, sostiene l’autrice,”è il sintomo di un matrimonio che non funziona, e non è detto che la colpa sia di chi tradisce. Quando ci si sente soli, bisogna fare qualcosa per continuare a vivere”.

Oscar Wilde lo sapeva già:”Se avete paura della solitudine”recita uno dei suoi motti,”non sposatevi”. Gli adulteri  sono quelli che , pur avendo paura, si sposano lo stesso. (EF)

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