Categoria: FAQ

Mi sento molto ferita…

Ho dovuto interrompere per motivi economici una psicoterapia iniziata perchè ho tre persone a casa che assumono psicofarmaci e hanno grandi problemi. Lo psicoterapeuta che mi seguiva si è sempre mostrato molto preoccupato della situazione e il nostro rapporto era molto sincero e importante (almeno da parte mia).

Non riuscendo a comunicargli la notizia, per la preoccupazione che mi generava, l’ho fatto via e-mail.

So che il messaggio è stato letto, ma non ha ritenuto darmi alcuna risposta. Non pretendevo certo un aiuto gratuito, ma mi sento molto ferita.

Se avessi raccontato le stesse cose a chiunque altro, sarebbe nata una bellissima amicizia, qui non è stato così. Non ha reputato giusto neanche darmi una risposta banale. Nulla. Sono delusa e triste per la finzione che si crea durante queste sedute. E’ terribile raccontare a una persona cose che non hai mai detto a nessuno e poi avere la certezza di un totale disinteresse. Mi piacerebbe rileggere questo suo comportamento in altro modo. Può aiutarmi lei a dare a questo comportamento una lettura diversa?

La ringrazio se vorrà rispondermi.

 

RISPOSTA:

Gentile amica,

una psicoterapia che si rispetti, affinché possa avere un qualche  successo e cioè portare cambiamenti positivi nella vita del paziente, deve seguire delle regole ormai codificate e ben precise. Tipo quelle di non avere rapporti e contatti di nessun genere tra analista ed analizzato, tipo quelle di cercare di non entrare nelle problematiche di vita quotidiana e/o  esistenziali del paziente, tipo quelle di non illudere che la corrente di umana e calda simpatia che si instaura nel rapporto terapeutico (diciamo tecnicamente provocata e professionalmente gestita) possa poi implicare considerazioni o sviluppi emotivi di altra natura.

Quindi, io  comprendo la sua disillusione ed il suo rammarico, ma direi che il collega non ha fatto altro che il suo dovere, in quanto tutto ciò che deve acquisire una valenza terapeutica nasce e muore all’interno del “setting”, che così diventa un laboratorio di emozioni e reazioni, affinché il paziente impari poi a gestire queste emozioni fuori e lontano dalla rete protettiva dello studio.

Non si dispiaccia, ma la prego di convincersi che in psicoterapia conta solo ciò che si elabora durante le sedute: ciò che può avvenire dopo non esiste, ed anzi è meglio che non esista.

 Io credo che il collega abbia letto il suo messaggio ed abbia lasciato a lei ogni considerazione di quanto stesse avvenendo, senza sollecitare né premure né false attese.

Non la prenda come un’offesa: fa solo parte del ruolo, per il migliore risultato.

Cordialmente

Volevo posticipare i ns. progetti, non annullarli…

Gentilissimo Dottore,

Vorrei porle una domanda circa la mia situazione personale e avere un Suo parere se secondo lei mi sarebbe utile fare qualche colloquio con un esperto o se ho già superato la fase peggiore e posso farcela da sola. Purtroppo la mia richiesta non riguarda più il salvataggio di una coppia ma piuttosto di me stessa.
Ho 33 anni ed ormai è quasi 1 anno che sono separata da mio marito, per volontà sua. Siamo stati insieme ben 17 anni (io ne avevo 16, lui 19), sposati da 4, senza figli. Difficile spiegare in due parole i motivi della rottura, sintetizzo dicendo che ad un certo punto siamo cresciuti, io sono cresciuta, da lavorare in casa in proprio, sono voluta andare a lavorare fuori e lui ha preso questo gesto come un “tradimento” dei ns. progetti (casa, bambini etc.). Io volevo solo fare esperienze che non avevo mai fatto, posticipare i ns. progetti non annullarli. Il problema non è certo questo ma da qui sono iniziate le nostre incomprensioni aggravate dalla mancanza di dialogo. I ns. tempi non sono coincisi perchè quando voleva parlare lui io non avevo capito la gravità della cosa e quando volevo parlare io forse era tardi, lui aveva rinunciato e già deciso.

Lui è una persona seria, decisa ma anche cocciuta, rigida. Quando decide non cambia idea, è lento a decidere ma poi non smuove più niente e nessuno.

Dopo 6 mesi di separazione fisica ci siamo separati consensualmente nonostante io abbia cercato di avvicinarmi e convincerlo a rimettersi in gioco con me, da capo, come due persone nuove. In questi 6 mesi ci siamo visti e sentiti abbastanza, ero sempre io a cercarlo, anche perchè entrambi frequentiamo lo stesso ambiente, facciamo yoga insieme da una vita. Lui a febbraio ha conosciuto una ragazza e dopo 2 mesi che la conosce è andato a conviverci. A me è crollato il mondo addosso, non solo perchè speravo ancora nella volontà di recuperare la ns. storia ma anche perchè non avrei mai creduto che potesse abbandonarmi così e persino andare a vivere con un’altra donna. Premetto che mio marito è una persona seria, lo sapevo che non si sarebbe buttato in avventure di sesso ma neppure avrei immaginato che cominciasse una storia seria, fissa, così velocemente.

Adesso mi sono calmata nel senso che fino a 2 mesi fa lo chiamavo tentando di farlo ragionare e chiedendogli di riprovare da capo, il ns. rapporto avrebbe potuto essere anche migliore di prima se solo avesse voluto guardarmi con occhi nuovi, partire da capo proprio come ha fatto con l’estranea che ha conosciuto. Ho smesso di cercarlo dopo essere stata trattata male e dopo che lui mi ha detto di essere innamorato. Ad oggi sono ancora attaccata al mio passato. Ho bisogno di capire la psicologia di lui. Credo che mi voglia bene ma come fa a non chiedere come sto, informarsi di me anche tramite qualcun’altro? Sa che sono senza lavoro da mesi (da lui non ho voluto né chiesto nessun mantenimento) quindi sa che sono psicologicamente in difficoltà per più motivi. E’ sempre stato super protettivo con me, anche troppo! E adesso… sono morta per lui. L’amore può finire forse ma l’affetto dov’è? Siamo sempre stati una coppia affiatata, facevamo tutto assieme.

E’ normale che io non stia ancora bene e che pensi ogni giorno a lui con sentimento di amore e rabbia oppure dovrei iniziare a preoccuparmi?

Del comportamento di lui cosa mi dice? Possibile dimenticare un amore così lungo?

Ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi e x il consiglio se me lo vorrà dare.

 

RISPOSTA:

Cara amica, si può imbrigliare il vento?, I fiumi possono tornare alla sorgente?

Si risponda da sola e vedrà che quella sarà la risposta giusta, anche per il suo caso.

Mettere  insieme due persone, è una forzatura perchè l’uomo nasce libero e casualmente poi sceglie di vivere in coppia;ma  in questo caso solo quando lo stare insieme risulta meglio dello stare da soli.

Ciò vuol dire che nel momento in cui lo stare in coppia non ci piace più,bisogna rassegnarsi al destino…

Certamente capire, certamente studiare i perchè, certamente lavorare su se stessi, senza per forza e sempre, dare la colpa all’altro…Ma poi bisogna rassegnarsi ed andare avanti. Fare  tesoro degli errori commessi, e riprovarci.

 Queste situazioni sono simili a migliaia di migliaia di altre situazioni. Allorquando non rinnoviamo il rapporto, non innaffiamo la piantina dell’amore ogni giorno con cura ed amorevolezza, allorquando ci abbandoniamo senza crescere e senza partecipare,arriva la fine.

Non ci sono parole…dovrà solo riflettere,metterci una pietra sopra, e riprovarci. E vedrà che ci riuscirà meglio, questa volta.

Con i miei auguri.

 

Ho 37 anni, una bella voce…

HO 37 ANNI, UNA BELLA VOCE…

 

Gent.mo dottore,

Ho 37 anni una bella voce, ma…

perchè mi blocco e faccio ‘schifo’ se canto in pubblico, ma non sempre, solo alcune volte? Magari è bisogno di maggiore preparazione, ma… è capitato anche quando ero sicura di me, e ho i classici sintomi: tachicardia, sudorazione, salivazione azzerata, tremore… altre volte, invece… vado così bene che la volta successiva mi gaso e inizio tranquilla…

…per fare una figuraccia.

Mi chiedo soprattutto perchè questa discontinuità, che non mi permette di fare la cantante di professione come vorrei.

Grazie per le indicazioni che saprà darmi

 

  

RISPOSTA:

Gentile  amica,

l’affrontare il pubblico è sempre una grande prova di sicurezza e di scioltezza.

Sicurezza e scioltezza si possono imparare. Con l’esercizio, con l’allenamento,con la ricerca del perchè si ha paura,con un lavoro sulla propria autostima.

 Non butti via le sue possibilità di successo o semplicemente di soddisfazione.

 Impari ad esibirsi in pubblico,come le ho detto,con un percorso tecnico e “terapeutico”, e vedrà che dopo sarà tutto più facile.

Auguri.

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