Categoria: FAQ

Un piccolo sfogo…

Caro dottore,

ho letto alcune delle lettere pubblicate sul suo sito, e qualcosa mi ha spinto a scriverle per chiederle un consiglio. Ho cinquant’anni, ma continuo a soffrire per colpa degli uomini come un’adolescente. Ho avuto un lungo rapporto con un uomo, dal quale ho avuto un figlio, che ora ha 15 anni. Il rapporto col padre non è finito bene. Non mi sentivo amata, sentivo che lui, nonostante stesse con me, non voleva davvero costruire un progetto insieme (le sembrerà strano: quale progetto più grande di un figlio?). Ci siamo lasciati, lui ha avuto un altro figlio con un’altra, subito dopo. Ho sofferto moltissimo, per non parlare dell’affronto economico: non mi ha mai dato niente per mio figlio, tranne qualche divisione di spese. Non ho voluto intervenire legalmente per  non far soffrire mio figlio. Ho poi conosciuto, proprio nel momento di massima sofferenza, un altro uomo, che mi ha sempre detto di amarmi tanto (l’attaccamento fisico era evidente), di voler vivere con me etc. Non ho accettato subito, avevo troppa paura (mio figlio, soprattutto, ma anche sua  figlia perché proveniva anche lui da una separazione), ed ora lui non ne parla più, vive con la madre e dice che sta bene come sta, tutti i progetti che avevamo fatto sono muti, e lui si comporta come un figlio di famiglia, in qualche modo esce dal nostro rapporto, rientrandoci solo quando gli va. Chiaramente nessun aiuto, di nessun tipo. Io sono troppo orgogliosa per chiedergli qualcosa, ma mi chiedo, con una grande tristezza nel cuore, perché mi capitano sempre questo tipo di uomini? O sono io che li faccio diventare così? E mi dispiace per mio figlio, non vorrei che si ritrovasse con un nuovo abbandono.

Che fare?

Grazie per la risposta

una povera chimera

RISPOSTA:


Gentile Signora,

io rimango dell’idea che sono le passioni, e solo quelle, che possono spingerci a stare con un’altra persona. Se la passione non c’è, ma solo capriccio, esigenza fisica, passatempo, tenere il cuore al caldo: allora dobbiamo chiamare le cose in un altro modo. Nella vita tutto è provvisorio ed ogni equilibrio è soggetto a ridimensionamenti, prima o poi. Molte cose dipendono da noi e tante altre dipendono dal caso. Tutto ciò che appartiene a noi (carattere, comportamenti, abitudini, ambizioni, pigrizie, volontà,…) possono essere suscettibili di cambiamenti con sacrifici, esercizi e volontà. Quel che le è successo fin’ora dovrebbe farle capire che è anche un po’ lei (come succede spesso) che non riesce a spiegarsi con gli altri. A far loro notare che cosa ha di buono (perchè ce n’è,suppongo) e che cosa potrebbe ancora cambiare in meglio (si può sempre fare). Ma la comunicazione arriva come e dove dovrebbe?

Allora non resta altro da fare che meditare su quello che siamo (carattere, comportamenti, pigrizie,…) e piano piano…cambiare. Per sopravvivere con meno dolore.

Stia attiva.

Vivo continuamente in allarme…

Buonasera professore,

 e’ con molta umiltà che le chiedo aiuto e consigli.

Circa 10 anni fa’ ho sofferto di attacchi di panico, ansia e paure molto forti che mi hanno tenuta chiusa in casa per circa un anno, fino a quando non potendone più ho chiesto aiuto ad un suo collega (purtroppo oggi scomparso per un incidente stradale), il quale piano piano mi ha aiutato a riprendere possesso della mia vita e il contatto con la realtà che avevo perso. Come le scrivevo, sono passati 10 anni e anche se questo periodo ha comunque lasciato delle ferite dentro di me, avevo comunque imparato ad affrontare i vari disagi. Oggi purtroppo, sto cadendo di nuovo in questa trappola  di paure che sicuramente non mi hanno mai abbandonato. A settembre ho subito un aborto spontaneo e circa un mese fa è venuto a mancare mio zio al quale ero molto legata. Sto veramente male, anche se mi impongo di fare tutto, come andare a lavoro, occuparmi della casa (convivo da circa un anno), ma con grande fatica. Il mio problema più grande è che vivo continuamente in allarme, come se dovesse accadermi qualcosa di brutto da un momento all’altro, così il mio corpo si mette in difesa e si chiude a riccio causandomi forti dolori alla schiena e al collo, compresa la testa, che quasi non riesco a stare in piedi in equilibrio. Non voglio tornare a soffrire come dieci anni fa, ma ho paura di rientrare in un tunnel buio e senza uscita. La prego mi dica cosa posso fare per aiutarmi, soprattutto a trovare la forza di annientare le paure. Vorrei godere a pieno di ciò che la vita mi offre, serenamente e con le persone che amo. La ringrazio della sua attenzione. Attendo con ansia una sua risposta.

RISPOSTA:
Gentile amica,

comprendo il suo dolore e la sua sofferenza. Ma mi creda, ormai le scienze psicoterapeutiche hanno raggiunto un tale livello di applicazione che sembra strano che ancora si dubiti della loro efficacia. Sto parlando del fatto, mia cara amica, che come ha detto lei stessa, deve affrontare una nuova e più continua e questa volta risolutiva psicoterapia. Per capire dove originano le sue paure e perchè debba chiudersi in una prigione di sofferenza e dolore: più che dolore, direi martirio.

Non siamo nati per soffrire: è una boutade che usiamo spesso per sorridere, ma non è vero. Siamo nati per dare corso alla natura, per partecipare ai disegni del ns. destino, per godere di tutto ciò che ci accade, ma con consapevolezza e trasporto. Mai passivamente, non più con dolore.

Ma la sua condizione, si può risolvere, mi creda, ed anche facilmente. Ma ci deve riprovare. Trovi un buon psicoterapeuta, e ci riprovi.

Io credo nella vita, prima della morte. Ci creda anche lei. E ci provi. E ci riesca.

Non abbia più paura.

Il mio terrore è perdere il controllo…

Buongiorno Dott. Luigi Mastronardi,

ho 36 anni e sono anni che convivo con la mia depressione che circa una anno e mezzo fa è aumentata fino a portarmi ad un ricovero, a cui è conseguito un licenziamento…da allora, anche se per i medici e per i miei familiari sono guarita in realtà la mia vita è cambiata in modo drastico: non ho più trovato la forza di mettermi in gioco in una vita sociale e lavorativa, sto a casa tutto il giorno senza fare nulla, neanche tenere pulita la casa, mi mantiene il mio ragazzo contro cui sfogo tutte le mie frustrazioni e angosce.

Sono sempre stata di natura un po’ rabbiosa e irosa, nei limiti, comunque mi sono sempre sentita una persona ‘buona’ ma nelle ultime settimane la mia rabbia sembra esplosa e mi ha portato a vivere delle situazioni violente e imbarazzanti, come picchiare il mio ragazzo dandogli pugni o  ferirlo verbalmente. Sono cambiata al punto che mi sembra di provare quasi assenza di sentimenti, di essere insensibile a volte  voglio essere cattiva e vorrei farmi ‘punire’ dagli altri. Per il resto vivo invece con sensi di colpa perchè odio  la persona che sono diventata.

 Sono molto spaventata e ho timore che si riverifichino scene del genere, anzi il mio terrore è di perdere il controllo e fare qualcosa di cui mi pentirei, anche con  i miei genitori o con altri.

Non vorrei arrivare a fare del male a me stessa o a qualcuno a cui voglio bene, per favore, aiutatemi.

So di essere ancora abbastanza lucida e recuperabile, ma non vorrei che se non fermo ora la situazione degeneri.

 Volevo chiedere se potesse bastare uscire un po’ più di casa facendo passeggiate, stando con qualcuno, magari andare dai miei per non stare da sola (anche se ho paura di qualsiasi piccola tensione), oppure fare un po’ di nuoto e bicicletta e ritagliarmi degli interessi, come seguire un corso di disegno due ora la settimana.

Possono davvero servire tutte queste cose?

In questo momento non mi sento ancora pronta a ritornare al lavoro, non riesco ad essere costante su niente né sarei affidabile e responsabile…ma forse invece quello che mi ci vorrebbe sarebbe proprio un’attività lavorativa a mezza giornata…

Cosa devo fare?

RISPOSTA:

Gentile amica,

può capitare che ad un certo punto della nostra vita, qualche cosa si inceppi, un meccanismo vada fuori controllo,un granellino di polvere metta fuori uso la nostra “macchina”.

E’ normale, e come detto può capitare.

Ad un certo punto, tutto sembra che sia contro di noi, è buio pesto intorno, e sembra che non ci sia alcuna via d’uscita.

Non è così.

Sta a noi reagire, mettere in atto delle soluzioni (quelle che ha elencate possono andare bene per veder come va) non abbattersi (perchè il lasciarsi andare scorre su una strada in discesa, da dove poi può essere sempre più difficile ritornare…) e farsi aiutare da chi ne sa più di noi.

Niente è definitivo (tranne una cosa che tutti conoscono benissimo…,ma per quella c’è sempre tempo…) ed è nostro diritto e dovere tornare a vivere,  non sprecare gli anni e tutte le occasioni per avere soddisfazioni e per provare ad essere felici.

Ci provi; ci provi e ci riesca.

Con la forza di tutti i miei auguri.

 

 

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